
Aggiornamento 28/11/07: E' provato, l'omeopatia è inutile.
TELEFONO ANTIPLAGIO DENUNCIA IN SEDE PENALE
L’OMEOPATIA
Resoconto conferenza stampa del 17/01/02
Il 10 gennaio 2002 è stata depositata nella Procura della Repubblica di Tempio
Pausania (Sassari) una circostanziata denuncia della nostra associazione nei
confronti di due produttori di "rimedi omeopatici". "I preparati
omeopatici presi in esame" - chiarisce la relazione allegata - "non
contengono alcuna traccia delle sostanze indicate sulla confezione". A
pochi mesi dalla denuncia presentata da alcune associazioni di medici omeopati
contro Piero Angela e SuperQuark, il Telefono Antiplagio (comitato di
volontariato senza scopo di lucro, autofinanziato, che combatte contro le frodi
e sostiene il progetto "Educare alla legalità" di "Libera -
associazioni, nomi e numeri contro le mafie") ha deciso di assumere una
posizione netta. Ha presentato una denuncia senza precedenti contro alcuni
esponenti della più diffusa tra le medicine alternative, che si rivolge a
milioni di persone realizzando fatturati da capogiro. "L'omeopatia" -
spiega il coordinatore nazionale del Telefono Antiplagio, il professor Giovanni
Panunzio - "è purtroppo priva di fondamento; i risultati tanto sbandierati
possono derivare dal caso e dall'effetto placebo". Le ragioni
dell'iniziativa e il contenuto preciso della denuncia sono stati illustrati nel
corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma, nel Centro Culturale Russia
Ecumenica in Vicolo del Farinone 30, alle ore 11 del 17 gennaio 2002. In tale
occasione è stata presentata, tra le altre cose, una dimostrazione dal vero,
visivamente molto chiara, assai eloquente circa la potenza delle diluizioni
impiegate in omeopatia. Erano presenti il coordinatore nazionale del Telefono
Antiplagio, Giovanni Panunzio, il presidente dello stesso comitato di
volontariato Alfredo Barrago, gli avvocati Giovanni Cabras e Giovanni Manca
Zedda, l'autore della relazione scientifica sui rimedi omeopatici Stefano
Cagliano, nonché - per il CICAP Sardegna (Comitato Italiano Controllo
Affermazioni Paranormale), che ha fornito puntuali risposte a quesiti tecnici
scientifici - il coordinatore Aldo Banni e il portavoce Sandro G. Masoni. Per
informazioni: Telefono Antiplagio, 3388385999, 3388386000, 3388074704
antiplagio@antiplagio.org, antiplagio@libero.it ; Studio Legale Cabras,
070883547,
studiolegalegcabras@tiscalinet.it ; Studio Legale Manca Zedda, 070301579,
giovannimanca@libero.it , CICAP Nazionale www.cicap.org , CICAP Sardegna,
3497100007, banni@ca.astro.it, sandrogm@cheerful.com, sandgm@tin.it .
TESTO DELLA DENUNCIA
Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania
Illustrissimo signor Procuratore,
io sottoscritto Giovanni Panunzio, nato a **** e residente a ****, coordinatore
nazionale del Comitato di Volontariato Telefono Antiplagio, espongo quanto
segue.
1. Nella maggior parte delle farmacie sono in vendita numerose confezioni sulle
quali campeggiano nomi di specifiche sostanze o insiemi di sostanze, spesso di
origine vegetale; tali confezioni contengono in realtà soltanto acqua o alcool
e altre molecole farmacologicamente inerti (amido, eccipienti vari), che nulla
hanno che fare con le sostanze indicate sulla confezione. Tali prodotti sono
generalmente presentati come "rimedi omeopatici", "prodotti
omeopatici" o come "medicinali omeopatici". Tra i tanti prodotti
di tal fatta, posso indicare "arnica mont." (prodotta dalla ****),
"causticum, gelsemium semp." e "aurum met." (prodotte dalla
**** Officina di ****).
2. Gli omeopati sostengono che, pur in assenza delle sostanze indicate sulla
confezione, il "rimedio omeopatico" funziona perché l'acqua (o
l'alcool) conservano il ricordo della sostanza prescelta dagli omeopati e
producono in tal modo gli effetti favorevoli al paziente che sono a essa
ricollegabili. A tale proposito, negli ambienti dell'omeopatia e nei testi che
trattano la materia, si parla di "memoria dell'acqua". La presunta
capacità mnemonica dell'acqua e dell'alcool non trova riscontri nelle leggi
scientifiche universalmente riconosciute.
3. La medicina scientifica ascrive i successi vantati dagli omeopati in parte al
puro caso (malattie di per sé in fase di regresso) e in parte all'effetto
placebo, cioè a meccanismi psicosomatici innescati dalla fiducia del paziente
nell'efficacia di un preparato, in maniera del tutto indipendente dalle sue
intrinseche caratteristiche.
4. Risultano in tal modo realizzati innumerevoli fatti di vendita, a prezzi
paragonabili a quelli dei medicinali, di prodotti - i "rimedi
omeopatici" - nei quali non è presente la minima traccia di sostanze
curative; ciò può tradire la fiducia di numerosissime persone con seri
problemi di salute.
Espongo tutto ciò affinché l'Autorità Giudiziaria possa perseguire tali fatti
nell'eventualità che essi integrino ipotesi di reato. Produco in originale la
Consulenza Tecnica redatta dal professor Stefano Cagliano e deposito una
confezione di ciascuno dei "rimedi omeopatici" indicati nel precedente
punto 1. Chiedo di essere informato in caso di archiviazione e mi oppongo - ai
sensi dell'art. 459, comma I, c.p.p. - a che si proceda per decreto penale di
condanna. Nomino miei difensori gli avvocati Giovanni Cabras e Giovanni Manca
Zedda del Foro di Cagliari.
Tempio Pausania, 10 gennaio 2002
CONSULENZA TECNICA (CT) di Stefano Cagliano
Premessa
La medicina omeopatica prevede l'impiego di preparati curativi - i cosiddetti
rimedi omeopatici - selezionati e allestiti in base a principi dettati
nell'Ottocento dal fondatore dell'omeopatia, Christian Friedrich Samuel
Hahnemann. Un principio è la "legge dei simili" - similia similibus
curantur scrisse il fondatore - secondo il quale "quella medicina che
nell'uomo sano s'è dimostrata capace di produrre, in modo simile, la maggior
parte dei sintomi che si trova nel malato, somministrata in dose opportunamente
potenziata e piccola rimuove presto, radicalmente e stabilmente anche la totalità
dei sintomi dello stato patologico, ossia tutta la malattia presente e la
trasforma in salute". Il secondo è il "principio della
diluizione" secondo cui il rimedio omeopatico è preparato a partire da una
tintura madre mediante un certo numero di diluizioni. Per le implicazioni che
presenta e per le finalità di questa CT ci occuperemo solo di questo secondo e
non prenderemo affatto in considerazione il problema dell'efficacia curativa dei
rimedi omeopatici.
La preparazione di un rimedio omeopatico
Nella preparazione del rimedio si procede in questo modo. Nella prima diluizione
una parte della tintura è aggiunta a 99 parti di alcool al 90 per cento così
da ottenere la prima diluizione centesimale, indicata 1 CH o C1. Al secondo
passaggio una parte della soluzione 1 CH è diluita in 99 parti di alcool e il
risultato è la soluzione 2 CH o C2. Per il terzo passaggio e per
i successivi stessa procedura. A ogni passaggio diminuisce la concentrazione,
cioè la quantità di tintura madre iniziale disciolta nel campione. La
diluizione C6 per esempio contiene una molecola di sostanza originale per
miliardo di molecole di alcool. Se le diluizioni procedono, oltre un certo
limite non resta virtualmente traccia della sostanza di partenza, non c'è
possibilità concreta d'identificarla. Questo limite, il cosiddetto "numero
di Avogadro" (6.023 x 10-23), corrisponde a potenze omeopatiche di C12.
Oggi sono presenti sul mercato preparati con Basse potenze (basse diluizioni,
C1-C4), Medie potenze (medie diluizioni, C5-C11), contenenti almeno qualche
molecola, almeno in linea teorica, Alte potenze (alte diluizioni, oltre C12) che
quindi non contengono alcuna molecola di tintura madre. Per dare un'idea di cosa
contenga la 12esima diluizione
centesimale, c'è chi ha proposto il "teorema dell'ultimo respiro di
Cesare", quello che l'uomo romano esalò dopo il colpo di Bruto. Secondo il
teorema, "se l'ultimo respiro di Cesare oggi è distribuito in modo
uniforme nell'atmosfera terrestre e ipotizzando che il volume dell'atmosfera
corrisponda alla capacità dei nostri polmoni moltiplicato per 10 alla
ventiquattresima,
allora ad ogni inspirazione inaliamo una molecola dell'ultimo respiro di
Cesare". Per queste osservazioni sull'entità delle diluizioni, in Francia
le autorità hanno stabilito che non si può andare oltre la sesta. Secondo
alcuni omeopati le soluzioni più diluite hanno potenza maggiore e comunque
tutti tendono a ridimensionare l'importanza della sostanza di partenza perché -
fanno osservare - a ogni diluizione il preparato viene agitato, o come dicono
gli omeopati, dinamizzato: i contenitori sono scossi un centinaio di volte al
minuto. Dinamizzare -sosteneva Hanhemann- significa risvegliare le proprietà
curative delle sostanze. Continua a prevalere l'idea che non c'è ragione o
spiegazione scientifica conosciuta del come e del perché un rimedio omeopatico
diluito - dinamizzato come e finché si vuole - possa avere un'azione biologica
e quindi anche un'azione curativa. Chi sostiene il contrario, a cominciare dagli
omeopati, fa appello o a risultati sinora non confermati in più esperimenti o a
ipotesi scientifiche su forze chimico-fisiche sulla cui esistenza o sulla cui
entità la comunità scientifica è in maggioranza fortemente scettica o - se si
vuole - disegualmente divisa tra critico-scettici - i più - e
possibilisti-ottimisti - i meno -.
Le spiegazioni dell'eventuale effetto curativo
Una delle spiegazioni menzionate più di frequente per spiegare un effetto
curativo di soluzioni molto diluite è la cosiddetta "memoria
dell'acqua". Secondo questa idea o ipotesi l'acqua conserverebbe una specie
di memoria dell'incontro con sostanze disciolte al suo interno anche quando
delle sostanze non c'è più traccia. A patto di essere stata scossa
adeguatamente
quando le ospitava. La possibilità emerse la prima volta nel 1988 quando una
delle più importanti riviste scientifiche, l'inglese Nature, pubblicò i
risultati di un esperimento condotto in Francia da un gruppo guidato da Jacques
Benveniste. Il direttore di Nature John Maddox raccontò in seguito che prima
della pubblicazione l'articolo era stato inviato in lettura a quattro
consulenti. Il tenore dei loro commenti era stato, per lo più di questo tipo:
se i dati riportati erano corretti, Benveniste e colleghi dovevano aver scoperto
un fatto clamoroso. così clamoroso che l'esperimento doveva essere sbagliato
per qualche ragione. In ogni caso, prima di pubblicare l'articolo Maddox e
Benveniste avevano trovato un accordo più unico che raro nella storia delle
riviste scientifiche: Nature avrebbe pubblicato l'articolo ma Benveniste avrebbe
accettato una task force scelta
da Nature che assistesse alla ripetizione degli esperimenti. Del gruppo faceva
parte lo stesso John Maddox, James Randi, l'esperto anti-trucchi che qualche
anno prima aveva scoperto che dietro le "energie psichiche" di Uri
Geller c'era la bravura di un prestigiatore, e Walter Stewart, occupatosi per
anni di frodi scientifiche e di errori nella conduzione di esperimenti. Gli
osservatori passarono una settimana nei laboratori di Benveniste scoprendo varie
cose. Innanzitutto che due collaboratori di Benveniste e coautori dell'articolo
-Elisabeth Davenas e Bernard Poitevin- erano pagati con fondi elargiti dalla
Boiron, una ditta farmaceutica produttrice di prodotti omeopatici. Il misfatto
non era nel finanziamento in sé, ma nel fatto che la cosa non fosse stata
segnalata. Inoltre, erano stati informati che l'esperimento non riusciva sempre
e che certe volte "per mesi soluzioni
molto diluite non avevano degranulato i basofili". In ogni caso, tutto fu
ripetuto con mille accorgimenti d'ogni genere, per evitare errori e
manomissioni. Risultato: i basofili non degranularono. Al termine la rivista
pubblicò un altro resoconto dal titolo Gli esperimenti ad alta diluizione si
sono rivelati un abbaglio, le cui conclusioni capovolgevano ciò che aveva detto
Benveniste. La sua comunicazione, diceva il rapporto, "è basata
fondamentalmente su una serie di esperimenti mal controllati, nei quali non
è stato fatto alcuno sforzo per escludere errori sistematici e la cui
interpretazione è stata offuscata dall'esclusione di misure in conflitto con
l'assunto che "un siero anti IgE ad alte diluizioni" avrebbe
determinato la degranulazione dei basofili. La nostra conclusione è che non
esiste alcun fondamento per sostenere che un siero del genere (con diluizioni
dell'ordine di 10120) conservi le sue proprietà biologiche e dunque l'ipotesi
che nell'acqua possa essere stampata la traccia mnemonica del contatto con le
sostanze è non necessaria e fantasiosa". Dopo di allora, la rivista di
divulgazione Science et vie decise di far ripetere l'esperimento presso il
laboratorio di allergologia del Rothschild Hospital di Parigi, ma anche in
questo caso il responso fu negativo. Lo studio di Benveniste inoltre attirò la
curiosità e l'interesse di Georges Charpak, premio Nobel della fisica. I
due ebbero dei contatti e decisero che Benveniste avrebbe trascorso un periodo
di tempo presso l'Ecole de phisique et de chemie dove lavorava l'altro. A chi
gli aveva chiesto informazioni in proposito, il 15 gennaio 1995 Charpak rispose
che "I controlli effettuati presso i nostri laboratori sono stati uno
scacco costante. Non è stato visto alcun effetto". Dopo di allora
alcuni altri fisici e chimici hanno continuato lungo questo filone di ricerche,
senza risultati ripetuti o condivisi. In tutti i casi, le
spiegazioni menzionate non fanno riferimento alla presenza di molecole della
soluzione iniziale, ma a fenomeni fisici come, per esempio, oscillazioni
elettromagnetiche o variazioni informazionali spiegabili con la teoria del caos.
In tutti i casi - è bene ribadirlo - si tratta di ipotesi, di congetture che
attendono una conferma sperimentale.
Conclusioni
Nel caso di rimedi omeopatici con diluizioni C12 o maggiori per ora non c'è
possibilità d'identificare tracce della sostanza dichiarata nell'etichetta. E
questo significa, per esempio, che non disponiamo di una tecnica per verificare
che il rimedio finale sia davvero frutto della procedura dichiarata dal
fabbricante o che la soluzione di partenza contenesse la sostanza X o quella Y.
Non abbiamo i mezzi necessari per evitare possibili frodi in commercio. Fatto
che riguarda i rimedi con diluizioni C12 o
maggiori che rappresentano una fetta del mercato omeopatico.
Bibliografia
S. Hahnemann, trad. It. Organon dell'arte del guarire, Como, red/studio
redazionale, 1985, p. 45
H.C. von Baeyer, Caesar's last breath, in Science, vol. 26, n. 6, 1986, pp. 2-4
AA.VV. Human basophil degranulation triggered by very dilute antiserum against
IgE, in Nature, n. 333, 1988, pp. 816-818
J. Maddox, J. Randi, W. Stewart, "High-dilution" experiments a
delusion, in Nature, n. 334, 1988, pp. 287
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SONDAGGIO SULL'OMEOPATIA REALIZZATO DAL SETTIMANALE "MAI DIRE ITALIA"
NELLA PROVINCIA DI CAGLIARI SU UN CAMPIONE DI 1.100 PERSONE DI ETA' COMPRESA TRA
I 25 E I 55 ANNI
Alla domanda: cos'è, secondo lei, l'omeopatia?
Hanno risposto:
86% una medicina naturale,
6% la diluizione di un prodotto vegetale,
8% non so.
CIO' EVIDENZIA CHE:
1) LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE CONFONDE L'OMEOPATIA CON LA
FITOTERAPIA;
2) LA VENDITA DELLE SOSTANZE OMEOPATICHE E' FAVORITA DALLA NON-CONOSCENZA DELLE
DILUIZIONI: CONSEGUENZA DELLE SCARSE INFORMAZIONI CONTENUTE NELLE CONFEZIONI DEI
PRODOTTI OMEOPATICI.
Se è vero quindi - secondo quanto emerge da una recente indagine dell'Istituto
Superiore di Sanità e dell'Istat - che:
* circa 9 milioni di italiani hanno fatto uso, almeno una volta nella vita, di
una terapia non convenzionale;
* di questi, il 9,2% sono bambini tra i 0 e 14 anni;
* l'omeopatia è la terapia non convenzionale più utilizzata (7,7%), seguita
dalle erbe medicinali (2,5%);
* il 78,5% dei genitori di bimbi curati con l'omeopatia parla di benefici (ANSA
29/12/01);
E' ANCHE VERO CHE:
1) LA "TERAPIA NON CONVENZIONALE" PIÙ USATA, PURTROPPO È LA MENO
CONOSCIUTA;
2) I COSIDDETTI "BENEFICI" SUI BAMBINI RAPPRESENTANO UN DATO
INSUFFICIENTE
IN QUANTO RIGUARDANO IL 78,5% DEL 7,7%, OVVERO SOLO IL 6% DEL TOTALE.