LA CENSURA COLPISCE ANCHE IL WEB
Dopo le dichiarazioni della Santa Sede sull’apertura, nel gennaio 2003, degli archivi vaticani - riguardo l’atteggiamento della Chiesa cattolica di fronte al genocidio del popolo ebraico - Telefono Antiplagio, pur consapevole delle critiche o delle censure che avrebbe potuto subire, aveva riportato l'indirizzo internet del testo integrale del saggio "GLI EBREI E LA CHIESA" (Ugo Mursia Editore Spa), di Vitaliano Mattioli, pubblicato nel 1997 e inspiegabilmente ritirato dal commercio nel 1998, forse perché non gradito a qualcuno. Ma la scure della censura ha colpito nuovamente! Perché invece non rispondere con un altro libro? Il volume contiene una lunga serie di documenti storici che aprono scenari diversi sulle responsabilità dell’olocausto. Avevamo deciso di farvelo conoscere gratuitamente in quanto Adolf Hitler era appassionato di astrologia e occultismo, ed anche alcuni suoi ministri (Krosigk e Goebbels) e gerarchi (Himmler ed Hess), in un clima di "pura" follia, credevano nell’elezione esoterica e nelle sue radici razzistiche. Ecco l’introduzione de "GLI EBREI E LA CHIESA".

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GLI EBREI E LA CHIESA - INTRODUZIONE
La seconda guerra mondiale è terminata da cinquant’anni eppure ancora tanti fatti e comportamenti rimangono non chiariti, ancorati a una preconcetta e aprioristica critica in attesa che anche a loro venga resa giustizia storica. Oggi si tende a conciliazioni opportunistiche, a nuove alleanze per evitare mali futuri; e questo è un bene. Tuttavia può portare ad una violazione della giustizia se avviene a scapito di ciò che è veramente accaduto, relegando alcuni fatti nella penombra, a detrimento della verità. Se è vero che si deve praticare la verità nella carità è anche vero il contrario: la carità va esercitata nel rispetto della verità. A volte un irenismo non sempre salvaguarda la verità, pur nella nobile intenzione di consolidare la carità; in questo modo non si salva né l’una né l’altra. Il presente studio esamina una situazione specifica: lo sterminio degli ebrei, la presunta colpevolezza della Chiesa cattolica e la responsabilità degli Alleati oltre che degli stessi ebrei. Tre sono i luoghi comuni che ogni tanto emergono nella storiografia: 1) spesso si ritiene che lo sterminio degli ebrei avvenne per colpire la religione ebraica; 2) che fu una persecuzione architettata dalla ideologia cristiana in odio agli ebrei; 3) che la Chiesa ha aiutato gli ebrei con una molteplicità di iniziative mentre Pio XII come capo della cattolicità non ha fatto tutto il possibile per evitare la catastrofe, facendo prevalere la ragion di Stato. Queste tre tesi saranno affrontate e chiarite in altrettanti capitoli; si vedrà che sono frutto di menti prevenute, che non hanno ben analizzato il contesto storico e sono molto superficiali nello stilare giudizi. Infine il quarto capitolo riguarderà le responsabilità degli stessi ebrei e degli Alleati. Fin da ora possiamo dire che la leggenda dei silenzi pacelliani è sorta nel 1963, in seguito all’opera teatrale del tedesco Hochhuth "Il Vicario". Mentre prima non era sorta ombra di dubbio, da quel momento in forma più o meno velata ma sempre continua si è creata una serie di accuse per gettare il discredito sulla Chiesa cattolica e trovare a tutte le aberrazioni della guerra il capro espiatorio in Pio XII il quale, defunto ormai da cinque anni, non poteva più parlare. Due riflessioni sono interessanti. 1) Pio XII è vissuto per ben tredici anni dopo il conflitto, e si sono aspettati ben cinque anni dopo la sua morte per accusarlo di un comportamento subdolo, demagogico e vile! Se si fosse trattato di accuse "vere", perché non si sono evidenziate mentre lui era in vita? 2) E’ sintomatico che questo venga fatto proprio da un tedesco! Nel rinnovare la mia convinzione che è necessario non coinvolgere l’intero popolo germanico nelle aberrazioni della guerra, la mia stima e ammirazione verso cittadini di questo Paese che ho conosciuto personalmente, non potrebbe essersi annidato nell’inconscio dell’autore il desiderio di liberare gli allora dirigenti della sua Patria dal tarlo della cattiva coscienza per colpevolizzare una persona che non poteva più difendersi? Un altro elemento mi spinge a questo lavoro. Fermo restando che anche una sola vittima sprigiona un’immensa amarezza e lascia un vuoto incolmabile, è valido il tentativo ebraico di monopolizzare lo sterminio, tenendo conto che altri milioni di persone non ebree sono morte insieme a loro? Purtroppo tanti, troppi appartenenti al popolo ebraico sono stati uccisi. Di fronte a queste tombe, allo straripamento del dolore, ogni ginocchio si deve piegare. Ma anche altre migliaia di persone di razza e religione diverse sono state vittime della barbarie nazista. Anche queste sono esseri umani, che vanno ricordate, piante ed ammirate. Ogni dolore umano è sempre grande ed esige un religioso rispetto. E’ necessario che le loro sofferenze non siano coperte dalla polvere dell’oblio; la loro reminiscenza deve servire ad impedire che la mente umana non impazzisca di nuovo, non ritorni prigioniera di falsi dei abbeverati solo di lacrime e di sangue.

CONTENUTI PRINCIPALI
- la persecuzione di Hitler non fu architettata dall’ideologia cristiana, in odio agli ebrei ed alla loro religione (come sostengono molti); i contenuti dottrinali del nazionalsocialismo erano e sono del tutto anticristiani.
- già nel 1925, Papa Pio XI dichiarava: “La Chiesa condanna l’odio contro il popolo eletto da Dio, quell’odio cioè che oggi volgarmente suole designarsi con il nome di antisemitismo”.
- l’attività persecutoria di Hitler, oltre gli ebrei, colpì molti appartenenti alla religione cristiana (insieme ad altri gruppi etnici e ad altre classi sociali: zingari, prigionieri di guerra sovietici, handicappati, malati mentali tedeschi, polacchi antinazisti, omosessuali ecc.).
- i vescovi della Germania, fin dal 1933, condannarono all’unanimità il nazionalsocialismo, proibendo ai cattolici di iscriversi a quel partito.
- sempre Pio XI nel 1937 emanò un’enciclica contro il nazismo - “Mit Brennender Sorge” - rielaborata, nella stesura definitiva, dal cardinale Pacelli, suo segretario e futuro Pio XII, che fu una delle più severe condanne di un regime nazionale che il Vaticano (e qualunque altro Stato) abbia mai pronunciato.
- nel ‘43 i membri della “Rosa Bianca”, associazione di giovani cattolici di Monaco di Baviera, furono trucidati.
- in Polonia i cattolici furono costretti ad organizzarsi in forma clandestina, in quanto Hitler mirava all’eliminazione della Chiesa cattolica, nel tentativo di rifondarla e chiamarla “Chiesa cattolica romana di nazionalità tedesca”.
- sempre in Polonia vennero deportati o imprigionati 2.500 preti e 700 furono rinchiusi nel campo di concentramento di Dachau, mentre altri 400 (della diocesi di Metz) vennero cacciati via o internati.
- l’accusa a Pio XII di aver taciuto emerse solo nel 1963, in un’opera teatrale intitolata “Il Vicario”, il cui autore ignorava i contenuti dell’enciclica “Mit Brennender Sorge”.
- il console israeliano a Milano, E. Lapide Pinchas, dopo la guerra, ha testimoniato con cifre alla mano che Pio XII in persona, la Santa Sede, i nunzi e tutta la Chiesa cattolica, durante la persecuzione nazista, hanno salvato da 700.000 a 850.000 ebrei da morte certa; analoghi riconoscimenti sono stati fatti da altri autorevoli esponenti della comunità ebraica internazionale.
- tra il 1941 ed il 1942, quando agli altri Stati giunsero notizie sui massacri, sull’uso di gas venefici e sulla produzione di sapone dai cadaveri da parte dei nazisti, la tendenza fu quella di non crederci; tale scetticismo pervase anche il mondo ebraico americano, inglese e palestinese, convinto che le notizie venissero ingigantite per denigrare i tedeschi.
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il ricco e pavido movimento sionista (da non confondere con l’intero popolo ebraico) in quel periodo era impegnato ad elaborare progetti per il dopoguerra, anziché prestare attenzione alla salvezza dei connazionali poveri e perseguitati.
- la penetrazione del pensiero e del partito nazista si è realizzata proprio con i finanziamenti di banche gestite da ebrei; l’alta finanza della Germania era tutta nelle mani degli ebrei, così come - sia allora che oggi - le banche inglesi e statunitensi (Rothschild, Lazard, Lehman, Warburg, Goldschmidt, Stein ecc.).
- uno dei più grossi benefici che l’aristocrazia sionista ha ricavato dalle sue complicità con Hitler è stato che da allora essa riesce a nascondersi dietro il ricordo del mostruoso sterminio dei fratelli ebrei per condurre le più sordide operazioni (traffico di droga, terrorismo, genocidio delle popolazioni arabe ecc.).
- Hitler, per conquistare il potere, negli anni 1929-33 spese ben 32 milioni di dollari, alcuni dei quali ottenuti dalla famiglia israelita dei Bleichroeder (tramite la Banca Commerciale Italiana); pure la banca americana AEG partecipò, con 60.000 marchi-oro, al fondo elettorale del partito nazionalsocialista e i banchieri Oppenheim furono i principali sostenitori finanziari di Hitler (solo per citarne alcuni).
- la maggior parte dei più stretti collaboratori di Hitler era di nazionalità ebraica.
- senza l’aiuto di ebrei nel lavoro amministrativo e poliziesco i tedeschi avrebbero dovuto distogliere troppi uomini dal fronte.
- anche il Governo degli Stati Uniti, la Gran Bretagna e Stalin non mostrarono alcun particolare interesse per il destino degli ebrei.
- la Germania, prima della “soluzione finale” in senso fisico, si orientò verso l’estradizione degli ebrei in altre nazioni; i Paesi industrializzati ne ostacolarono il progetto, tranne per chi fosse disposto a versare somme di denaro.
- nel 1940 la proposta più concreta dei tedeschi, il trasporto di 4 milioni di ebrei nell'isola di Madagascar fu impedita dall'Inghilterra.
- gli Alleati contribuirono con le loro possenti industrie, oltre che con il denaro, ad armare la Germania, producendo il famoso gas Zyklon-B.
- nel 1943 l’85% degli esplosivi, il 46% di carburante per aerei, il 30% di acido solforico, usati dalle armate tedesche, proveniva da brevetti concordati fra tedeschi e americani.
- il bene della popolazione ebraica fu condizionato dalla sete di guadagno e dai giochi politici; la sua liberazione era un prodotto secondario della vittoria e non bisognava turbare i rapporti con i Paesi arabi (permettendo magari agli ebrei di rifugiarsi in Palestina).
- se le Potenze alleate si fossero sobbarcate il problema, la guerra e la storia avrebbero preso un’altra piega.

A PROPOSITO DI HITLER ED ASTROLOGIA, WILLIAM SHIRER IN "STORIA DEL TERZO REICH" HA SCRITTO:
Per quanto Hitler fosse ormai un rottame umano, di fronte al profilarsi di una fine disastrosa, man mano che i russi si avvicinavano a Berlino e gli Alleati invadevano il territorio del Reich, egli e alcuni dei suoi più fanatici seguaci, soprattutto Goebbels, nutrivano tenacemente la speranza di essere salvati all’ultimo momento da qualche miracolo. In una bella sera dei primi di aprile [1945], Goebbels stava leggendo alcuni brani di uno dei libri preferiti di Hitler, la “Storia di Federico il Grande” (del Carlyle). Nel capitolo si parlava dei giorni più neri della Guerra dei Sette Anni, allorché il grande re, sentendosi abbandonato dalla fortuna, confessò ai suoi ministri che se entro il 15 febbraio non fosse sopravvenuto qualche fatto straordinario, egli si sarebbe avvelenato, rinunciando alla lotta. L’episodio storico era certamente assai adatto al momento ed è probabile che Goebbels l’abbia letto con gli accenti più drammatici. Nel libro era scritto: ”Re coraggioso! Aspetta ancora un poco e i giorni del tuo soffrire avranno termine. Già l’astro della buona fortuna sta dietro le nuvole e presto si librerà su di te”. Il 12 febbraio morì la zarina: il miracolo, per la casa di Brandeburgo, era avvenuto. ”Gli occhi del Fuehrer - disse Goebbels a Krosigk, al cui diario dobbiamo il racconto di quella commovente scena - erano pieni di lacrime”. Incoraggiati da quelle parole che, fra l’altro, erano di un inglese (Carlyle), Hitler e Goebbels mandarono a cercare due oroscopi conservati negli archivi di uno dei numerosi “uffici ricerche” di Himmler. Il primo era un oroscopo del Fuehrer steso il 30 gennaio 1933, giorno della sua ascesa al potere; il secondo era un oroscopo della Repubblica di Weimar, tracciato da un ignoto astrologo il 9 novembre 1918, giorno della nascita della Repubblica, Goebbels comunicò a Krosigk i risultati dell’esame dei due importanti documenti. ”E’ risultato un fatto stupefacente: entrambi gli oroscopi avevano predetto lo scoppio della guerra nel 1939; una serie di vittorie fino al 1941, poi di sconfitte, particolarmente dure nei primi mesi del 1945 e specialmente nella prima metà di aprile. Nella seconda metà di quel mese avremmo riportato temporanei successi. Poi la situazione sarebbe rimasta stagnante fino ad agosto, mese in cui si sarebbe avuta la pace. Nei tre anni successivi la Germania avrebbe avuto la vita dura, ma a partire dal 1948 sarebbe risorta“. Forte della lettura di Carlyle e delle “stupefacenti” predizioni delle stelle, Goebbels il 6 aprile diramò un altisonante appello alle truppe in ritirata: ”Il Fuehrer ha dichiarato che quest’anno la fortuna cambierà... La vera prerogativa del genio è la coscienza e l’esatta intuizione dei mutamenti che stanno per verificarsi. Il Fuehrer conosce l’ora precisa in cui avverrà tale cambiamento della fortuna. Il destino ci ha mandato quest’uomo perché nel presente periodo di gravi difficoltà esterne e interne si possa assistere al miracolo...”. Appena una settimana più tardi, la notte del 12 aprile, Goebbels si convinse che l’“ora precisa” del miracolo era giunta. La giornata era stata turbata da altre cattive notizie. Gli americani avevano raggiunto l’autostrada Dessau-Berlino e l’alto comando tedesco aveva prontamente ordinato la distruzione delle ultime due fabbriche di esplosivi che si trovavano nelle vicinanze. Così, da quel momento, i soldati tedeschi avrebbero dovuto combattere con le sole munizioni di cui disponevano. Goebbels aveva passato la giornata al quartier generale del generale Busse, sul fronte dell’Oder, a Kuestrin. Il generale lo aveva assicurato che uno sfondamento da parte dei russi era impossibile e che (come Goebbels riferì a Krosigk il giorno dopo) egli stava “resistendo fino al momento in cui gli inglesi cacceranno via l’asino a pedate”. Goebbels raccontò che ”nella serata erano stati assieme al quartier generale ed egli aveva esposto la tesi che, secondo la logica storica e la giustizia, le cose avrebbero dovuto cambiare, proprio come durante la Guerra dei Sette Anni vi era stato un miracolo per la casa di Brandeburgo.” ”Quale zarina morirà questa volta?”, chiese un ufficiale. Goebbels non seppe dirlo. Ma il destino, egli ribatté, “dispone sempre di svariate possibilità“. Quando il ministro della propaganda a tarda sera tornò a Berlino, il centro della capitale era in fiamme in seguito a un nuovo bombardamento della Royal Air Force. Lungo la Wilhelmstrasse i resti della Cancelleria e dell’hotel Adlon stavano bruciando. Sulle scale del ministero della propaganda un segretario accolse Goebbels con un’urgente notizia: “Roosevelt - egli disse - è morto!”. Il volto del ministro si illuminò e tutti se ne accorsero alla luce delle fiamme che circondavano la Cancelleria al di là della Wilhelmplatz. ”Andate a prendere il migliore champagne!”, gridò Goebbels, “e chiamatemi il Fuehrer al telefono!“. Hitler si trovava nel suo bunker sotterraneo al di là della strada, al sicuro dalle bombe. Alzò il ricevitore. ”Mio Fuehrer“, esclamò Goebbels, “mi congratulo con voi. Roosevelt è morto! Sta scritto nelle stelle che nella seconda metà di aprile vi sarà il cambiamento in nostro favore. Oggi è venerdì 13 aprile [era già passata la mezzanotte]: siamo giunti alla svolta!”. La reazione di Hitler alla notizia non ci è nota, ma si può facilmente immaginare, dato l’incoraggiamento ricevuto da Carlyle e dalle stelle. Conosciamo la reazione di Goebbels: “Egli era in estasi”, disse il suo segretario. E lo era anche il fatuo conte Schwerin von Krosigk. Quando il segretario di Stato del ministero di Goebbels gli telefonò che Roosevelt era morto, egli disse (e scrisse nel suo diario): ”Questo è l’angelo della storia! Sentimmo le sue ali vibrare nella stanza. Non era forse questo il cambiamento di fortuna che aspettavamo così ansiosamente?”. Il mattino seguente, Krosigk telefonò a Goebbels per fargli le sue “congratulazioni” - come egli dice orgogliosamente nel suo diario - e, come se ciò non bastasse, fece seguire una lettera in cui inneggiava alla morte di Roosevelt come a “un giudizio divino... a un dono di Dio”. In questo clima di pura follia - in cui i ministri di Gabinetto in carica da molto tempo ed educati in antiche università europee, come Krosigk e Goebbels, si aggrappavano alla lettura degli oroscopi e si rallegravano, fra le fiamme della capitale ormai distrutta, della morte del presidente americano come di un segno sicuro che l’Onnipotente avrebbe salvato, all’ultimo momento, il Terzo Reich dalla catastrofe - a Berlino si svolse l’ultimo atto del dramma, prima che scendesse definitivamente il sipario. (XXXI capitolo)