CAGLIARI. La querela non era valida perchè mancava
l'identificazione delle parti offese. Con questa motivazione la Corte
d'Appello ha assolto il mago Giancarlo Giacomini, il cronista di Tcs
Antonello Lai e l'ex direttore dell'Unione Sarda Antonangelo Liori
dall'accusa di aver diffamato il fondatore del `Telefono Antiplagio'
Giovanni Panunzio e la sorella Maria Giulia con un'intervista piena
zeppa di fantasie. Il tribunale aveva inflitto sei mesi a Giacomini e
Lai, una multa di mezzo milione per omesso controllo a Liori. Ma in
secondo grado il collegio presieduto da Paolo Zagardo ha dato ragione
ai difensori Franco Pani e Mario Canessa per Giacomini, Mariano Delogu
per Liori, nonostante il pg Lucina Serra avesse chiesto la conferma
della sentenza. Nessun cambiamento nella valutazione del merito: la
diffamazione risultava da una cassetta registrata. Il mago e i due
giornalisti sono stati salvati dai propri legali, che nella procedura
della querela hanno scoperto un `buco': non c'era l'identificazione
corretta dei querelanti. Giacomini, al micofono di Lai, nel 1996 aveva
sostenuto che Giovanni Panunzio e la sorella Maria Giulia avevano
lavorato nell'industria dell'occulto. Una balla colossale, che serviva
però a giustificare l'accanimento di Panunzio nei confronti del mago,
perseguitato dalla polizia tributaria.
